Considerazioni
riguardanti le disposizioni delle proposte di legge C.3891 Galletti,
C.5486 Buffo, C.5952 Petrella, A.C. 137 e abbinate Lucchese, in
materia di medicine non convenzionali
Tra le medicine non convenzionali l’omeopatia ricopre un ruolo
particolare sia per la sua struttura concettuale ed epistemologica sia
per la natura scientifica del metodo basato sulla
riproducibilità del fenomeno mediante la sperimentazione. E’
fondamentale dare una definizione completa e organica della medicina
omeopatica.
DEFINIZIONE DI
MEDICINA OMEOPATICA
La medicina omeopatica è un metodo diagnostico, clinico e
terapeutico basato sulla “Legge dei simili” formulato dal dott. Samuel
Hahnemann all’inizio del secolo XIX che ha una sua propria e ben
definita struttura concettuale ed epistemologica . La Legge dei simili
afferma che condizione necessaria e sufficiente per curare un malato
è somministrargli una sostanza la quale, nell’uomo sano
(soggetto sperimentatore) riproduce sintomi simili a quelli rilevanti e
caratteristici del malato stesso. La farmacologia omeopatica è
costituita da una serie di medicinali sperimentati (rimedi) tratti dal
regno minerale, vegetale, animale e di sintesi. Ogni medicinale
omeopatico è stato singolarmente testato a dosi assolutamente
non tossiche e imponderabili sull’uomo sano (sperimentazione
omeopatica) per evidenziarne i sintomi patogenetici, cioè gli
effetti.. Il medicinale omeopatico viene somministrato alle dosi
più appropriate e attenuate in base a specifiche tecniche e
preparato attraverso un codificato procedimento di fabbricazione
mediante successive diluizioni e succussioni
(potentizzazione o dinamizzazione). Nella pratica clinica
omeopatica, il medico dopo aver formulato la diagnosi del malato
(ovvero il quadro dei sintomi patologici caratteristici per ogni
singolo caso), somministra il medicinale i cui sintomi sperimentali
siano più simili ai sintomi peculiari con i quali il malato
esprime la sua malattia: la terapia è pertanto personalizzata ed
individualizzata (individualità del malato e del medicinale). La
metodologia diagnostica, clinica, terapeutica omeopatica studia l’uomo
malato nella sua interezza e globalità utilizzando come
medicinali sostanze diluite e dinamizzate, somministrate secondo la
legge del simili ed individualizzata mediante la patogenesi (effetto
della sostanza farmacologica sull’uomo sano).La medicina omeopatica ha
come ideale terapeutico la restituzione della piena salute al malato,
utilizza medicinali sperimentati sull’uomo sano prescritti secondo una
propria metodologia clinica, sulla base della migliore similitudine
presentata fra il complesso dei sintomi comparsi durante la
sperimentazione e l’insieme dei sintomi caratteristici del malato.
L’esercizio dell’omeopatia costituisce un atto medico in quanto
è compito del medico conoscere ed individuare il malato e la sua
malattia tramite la diagnosi cui segue la prognosi e la terapia. E’
ritenuto medico esperto in omeopatia o medico omeopata qualificato un
medico che ha frequentato una scuola di formazione e ne ha conseguito
il relativo diploma. Il medico omeopata svolge la sua professione dopo
la laurea in medicina e chirurgia e dopo l’abilitazione
all’esercizio della professione medica legalmente rilasciati
dall’Università e dallo Stato Italiano. La visita del medico
omeopata comporta la stesura di una storia clinica, un esame generale,
una diagnosi medica, clinica e di laboratorio ed una ricerca precisa ed
attenta delle relazioni personali ed individuali proprie del malato.
Solo il medico omeopata è in grado di valutare quale è la
terapia omeopatica da applicare in ogni singolo malato. Se il caso lo
richiede, potrà egli stesso proporre o applicare un’altra
terapia. Il medico omeopata, sempre che sia necessario
richiederà accertamenti clinici complementari, analisi cliniche
mirate, un consulto con uno specialista e/o il ricovero in ambiente
ospedaliero. Il medico omeopata, nella pratica clinica, non
mirerà esclusivamente alla mera soppressione dei sintomi locali
del malato, ma darà preferenza al trattamento globale volto al
miglioramento generale dello stato di malattia e di esistenza.
La formazione
professionale è il secondo punto importante presente nelle
proposte di legge.
FORMAZIONE
PROFESSIONALE
Il compito di formare medici omeopati dovrebbe essere demandato
inizialmente e per un lasso di tempo sufficiente per preparare
una Classe Docente Universitaria Omeopatica (attualmente inesistente),
alle Scuole di Medicina Omeopatica che da anni hanno istituito corsi di
insegnamento. In un secondo tempo potranno sussistere sia insegnamenti
privati che statali purchè le Scuole private adottino programmi
di insegnamento ufficiali.
Ogni Scuola di insegnamento deve avere rilevanza nella comunità
omeopatica basata sull’anno di fondazione, sul numero totale dei medici
formati, sul numero di iscritti ad ogni corso, sulle ore totali
(teoriche e pratiche) di lezioni del corso, risultanti dai programmi
stampati o dalla dichiarazione firmata del Rappresentante. Nella
realizzazione della sua attività didattica, la Scuola deve
essere autonoma, autogestita e libera da legami diretti o indiretti con
aziende commerciali. Deve fornire una documentazione idonea a
comprovare tutti i requisiti di cui sopra e le sue caratteristiche
organizzative, compresa la sua eventuale appartenenza o controllo da
parte di strutture economiche esterne. E’ diretta da un DIRETTORE
DIDATTICO che è un medico che ha conseguito da almeno 15 anni,
il Diploma di Omeopata (rilasciato da una Scuola con un Corso di
insegnamento almeno triennale e con un totale di ore di lezioni che
garantisca la reale formazione), deve avere almeno 10 anni di
esperienza didattica specifica e deve avere un adeguato curriculum
professionale e scientifico in omeopatia
Il programma di insegnamento della Scuola deve essere di standard
elevato, equiparato ai livelli europei e riconosciuto da Associazioni
Omeopatiche rappresentative sia in ambito nazionale che internazionale
e in tali sedi riconosciute. Allo stato il totale delle ore accettato
in ambito europeo dalle più prestigiose Scuole di omeopatia
varia da un minimo di 600 ad un massimo di 2000 in tre anni. E’
consigliata inoltre una formazione permanente post diploma tramite
corsi di perfezionamento annuali.
Allo stato pare di difficile attuazione l’inserimento di corsi di
insegnamento nell’Università per evidente mancanza di personale
docente. I docenti delle università hanno finora contrastato il
metodo omeopatico e non si vede come , da un giorno all’altro, chi ha
sempre osteggiato l’omeopatia possa diventarne insegnante. A meno che
non si voglia entrare nella solita logica di costituire cattedre per
esercitare un mero potere accademico.
Comunque, quando in futuro si dovranno istituire cattedre di
insegnamento andrebbe fatta chiara distinzione tra le varie medicine
non convenzionali, istituendo, non un generico e onnicomprensivo corso
di medicina non convenzionale, ma distinti insegnamenti per
l'omeopatia, per l'agopuntura, per la fitomedicina, per l’antroposofia
e in particolare mantenendo una chiara distinzione tra omeopatia e
omotossicologia.
Il terzo punto sul
quale è stata focalizzata la nostra attenzione è quello
relativo alla istituzione delle commissioni ad hoc.
COMMISSIONI per la
FORMAZIONE IN TERAPIE NON CONVENZIONALI
Sfuggono i criteri di nomina dei membri in rappresentanza delle terapie
riconosciute e, per quanto riguarda l’omeopatia, (che ha una notevole
complessità di contenuti: insegnamento, formazione, deontologia,
farmacologia) un solo membro come rappresentante appare
insufficiente; come pure problematica appare la scelta e
l’individuazione di tre membri, docenti universitari con competenza
specifica in omeopatia. E’ doveroso raccomandare inoltre che le cariche
dei membri delle commissioni abbiano una durata limitata nel tempo per
garantire una vera rappresentatività di tutte le realtà.
Sembrerebbe più opportuno, almeno nella fase iniziale, demandare
i compiti di regolamentare la materia ( codice deontologico, programma
fondamentale di insegnamento, formazione registro degli istituti,
registro dei docenti ecc.) alle Associazioni Omeopatiche
Rappresentative a livello nazionale ed internazionale.
Esiste una contraddizione di fondo nelle proposte di legge che è
quella di accreditare come competenti in omeopatia, organismi pubblici,
ministeriali o universitari che fino a un recente passato o la hanno
ignorata o si sono adoperati per invalidarla.
E’ necessario pertanto provvedere e trovare soluzioni atte a evitare
una situazione in cui l’omeopatia rischia di essere snaturata delle sue
vere caratteristiche e potenzialità terapeutiche.